Associazione MISA – Movimento per l’ Integrazione Spirituale nell’ Assoluto

Fondamento della libertà, della giustizia e della pace è il riconoscimento della dignità spettante ad ogni singolo uomo.

In Romania, ai membri dell’ associazione MISA – Movimento per l’ Integrazione Spirituale nell’ Assoluto – e soprattutto al suo fondatore Gregorian Bivolaru, viene gravemente ostacolato l’ esercizio dei fondamentali diritti all’ integrità fisica e mentale, alla libertà di coscienza e di espressione, a mezzo di intimidazioni, soppressione della libertà personale e compimento di violenti atti di barbarie.

Il MISA è una associazione no–profit costituita legalmente in base alla Decisione giuridica del 23 gennaio 1990 emessa dal Tribunale di Bucarest – Sector 1.

Persegue l’elevazione spirituale degli individui, ricercando finalità sociali, filosofiche, sperimentali, educative e professionali. In particolare si prefigge di divulgare le conoscenze e le pratiche di quella scienza millenaria che è lo yoga. Attualmente Gregorian Bivolaru vive a Bucarest e dirige numerosi ashram e centri di ricerca e di approfondimento della disciplina yogica, avvalendosi della collaborazione di circa 200 istruttori, che, in giro per il mondo insegnano lo yoga quale tecnica complessa di sviluppo personale e disciplina sofrologica. Secondo una ricerca sociologica condotta da un gruppo di esperti coordinati dalla dottoressa Carmen Marcus, laureata alla Facoltà di Sociologia di Cluj – i cui approfondimenti sono riportati nell’ opera “Effetti psico-sociali della pratica Yoga” – su un gruppo di 800 persone che praticano yoga nell’ ambito delle attività svolte dal M.I.S.A. – “gli yogi apprezzano i valori sociali dominanti della società (realizzazione socio-professionale, benessere materiale, fede ortodossa), e assegnano ad essi un ruolo essenziale nella loro esistenza”.

La pratica dello yoga, così come viene proposta dal MISA è un fattore di sviluppo interiore, che determina positivi aspetti nella vita e nelle relazioni sociali, come si evince anche dall’ esito della ricerca della dott.ssa Marcus, da cui è emerso che il 93,1% dei soggetti intervistati manteneva le stesse professioni, seguiva un iter normale di ascesa sociale (ad esempio da alunno a studente, da studente a lavoratore, da lavoratore ha pensionato) o aveva percepito un miglioramento della propria posizione sociale dall’inizio della pratica di questa disciplina.

Inoltre, questo studio sociologico ha evidenziato che il 62,5% degli allievi di yoga intervistati appartiene alla religione cristiana, alla quale alcuni, inizialmente atei, si sono avvicinati grazie alla pratica dello yoga.

In Europa la sua divulgazione è realizzata dall’Unione Europea delle federazioni di yoga operanti in ogni singola nazione appartenente alla Comunità Europea. In Romania, stato dalla politica sociale ancora acerba, il MISA rappresenta il volano dell’ intero movimento yogico, che si sta impegnando alacremente per far conoscere e diffondere una pratica yogica di elevata qualità, collaborando anche con il Ministero della Sanità romeno.

Ai corsi di yoga condotti dal M.I.S.A. risultano iscritte circa 45.000 persone. Ma in Romania, contro la diffusione della pratica di questa antica disciplina, proposta dal MISA, si è levata una forte opposizione da parte di ambienti di potere legati al neocomunismo e con diffusi appoggi nei mass – media (stampa, radio e TV). L’ intento è quello di impedirne la propagazione, denigrando l’immagine pubblica, la reputazione e la serietà delle intenzioni di coloro che le praticano e i mezzi utilizzati includono forme di repressione violenta e di sistematica persecuzione dei singoli membri e dei responsabili dell’ Associazione.

Allo scopo è necessario rappresentare che L’ASSOCIAZIONE PER LA DIFESA DEI DIRITTI DELL’UOMO IN ROMANIA – COMITATO HELSINKI (APADOR – CH) è stata interpellata in merito fin dal 1996.

Essa dando seguito alle proprie ricerche e approfondimenti, ha relazionato sulle attività e sulle ripetute persecuzioni subite dai membri dell’Associazione M.I.S.A. – rapporti nei quali manifesta la propria preoccupazione.

Nei rapporti viene tra l’altro sottolineato che “Non c’è niente nelle attività svolte dai membri M.I.S.A., che entri in contrasto con la legge e quindi tale operato non può essere oggetto di quella campagna persecutoria che risulta essere stata intrapresa contro di loro.” Estratti dal rapporto APADOR – CH :

“a)La campagna stampa contro MISA e soprattutto la denigrazione del Maestro di Yoga Gregorian Bivolaru sono iniziate nel 1990 e sono arrivate all’apogeo nel 1995. Durante l’anno 1996 sono apparsi articoli diffamatori sui quotidiani Romania Libera, Jurnalul National, Ziua, Academia Catavencu ecc.. Il MISA reagì denunciando per diffamazione alcuni giornalisti ma solo due di loro Corneliu Reu del Cinerama e Cristian Negureanu di Romania Libera sono stati puniti con semplici sanzioni pecuniarie. Ma le indagini da parte dell’APADOR sull’Associazione si sono interrotte dopo aver acclarato che il MISA era oggetto di controlli da parte delle istituzioni dello Stato. A loro volta, le autorità statali, sono intervenute direttamente contro MISA. La sera del 17 giugno 1996, intorno alle ore 23.00, un gruppo di alcune decine di agenti di polizia ha fatto irruzione nella palestra dell’Istituto Politecnico di Bucarest, dove circa 150 persone partecipavano ad una lezione di yoga tenuta da MISA. Gli ufficiali hanno chiesto i documenti di identità dei presenti e hanno cominciato ad interrogarli con un tono minaccioso. Circa 20 persone che non avevano con loro le carte d’identità sono state portate negli uffici di polizia. Nel corso dell’ operazione un ufficiale di polizia ha aggredito un allievo yoga che stava riprendendo con una cinepresa gli avvenimenti all’interno della palestra. Due studentesse, Camelia Rosu e Carmen Efta, si sono interposte tra il poliziotto ed il loro collega. Due altri agenti le hanno violentemente colpite, provocando loro ferite attestate attraverso certificati medici. Le vittime delle violenze hanno denunciato il fatto alla Procura della Repubblica di Bucarest, ma nessuna indagine risulta essere stata avviata.

b) La posizione di APADOR – CH

Nel mese di agosto 1996, APADOR – CH ha svolto un’indagine a Costinesti, nel corso dell’ annuale raduno al “Golfo del Parigino”, dove si radunano durante l’estate i componenti del MISA. I rappresentanti di APADOR – CH hanno avuto modo di verificare l’ infondatezza delle accuse di disturbo della quiete pubblica e di offese al buon costume. Sono così giunti alla conclusione che niente dell’attività dei membri MISA entra in conflitto con la legge e motiva la campagna contro di loro.

Viene precisato ancora che “Durante il 1996 sono continuate le azioni contro un’organizzazione i cui membri praticano Yoga, “il Movimento per l’Integrazione Spirituale con l’Assoluto” e contro uno dei suoi leader, Gregorian Bivolaru

Nel rapporto del 1997 si aggiunge : “L’organizzazione “Movimento per l’Integrazione Spirituale con l’Assoluto” è stato, fin dalla sua apparizione nel 1990, il bersaglio, attraverso la stampa, di diverse calunnie e diffamazioni. Nel 1996, a questi attacchi si sono aggiunti gli interventi delle autorità pubbliche, con il rifiuto della concessione di palestre e persino con l’aggressione di alcuni membri”.

L’APADOR – CH risulta aver preso posizione contro la violazione della libertà di espressione dei membri MISA, rendendola pubblica e comunicandola alle autorità.

Nel 1997 sono continuate le campagne di stampa contro il MISA, e nella prima parte dell’anno sono stati pubblicati decine di articoli a carattere diffamatorio, sulla maggior parte dei quotidiani romeni, con echi anche sui canali radio-televisivi.

Il rappresentante dell’APADOR – CH ha partecipato ai corsi di Yoga tenuti nella palestra del Club Steaua in Romania nel marzo dello stesso anno, potendo così rilevare la serietà degli insegnamenti impartiti, a smentita delle false notizie riportate sui giornali. Durante queste indagini, il rappresentante dell’APADOR – CH ha constatato che, a causa delle pressioni esercitate da parte di alcuni giornalisti e delle autorità statali, le direzioni di alcuni istituti hanno revocato le concessioni per l’utilizzo delle palestre necessarie agli allievi del MISA.

Il MISA ha dovuto altresì denunciare anche azioni di intimidazione subite dai suoi membri come, l’irruzione di numerosi agenti di polizia in una delle sue sedi a Bucarest, il 10 marzo 1997; l’irruzione è stata realizzata da un gruppo antiterrorismo che ha immobilizzato e ammanettato gli associati presenti.

Nel corso dell’anno 1997, il leader del MISA, Gregorian Bivolaru, è stato ripetutamente interrogato dalla polizia in merito alle attività dell’ Associazione.”

Inoltre, il Rapporto APADOR – CH del marzo 1998 (Romania – A summary of human rights concerns) – inviato anche al Consiglio Europeo (e registrato qui con il nr. AI Index: EUR/39/06/98) evidenzia un resoconto dettagliato delle discriminazioni subite dalla associazione stessa, segnalando casi concreti di abusi e violenze da parte dagli organi di polizia in danno di membri del MISA.

Anche Amnesty International – nel rapporto del mese di marzo 1998 – ha concordato con le conclusioni di APADOR – CH in ordine alla ripetuta e grave violazione dei diritti umani. Da queste indagini e inchieste non è scaturito alcun processo contro membri della associazione a sottolinearne la assoluta pretestuosità e il fine intimidatorio.

Le campagnie diffamatorie, a mezzo mass-media, contro M.I.S.A. ed il suo massimo esponente Gregorian Bivolaru, hanno ormai cadenza annuale, infatti l’ultima risale agli ultimi mesi dell’anno 2003.

Gli ultimi episodi di questo accanita repressione si situano allo scorso 18 marzo, giorno in cui, si è verificata l’irruzione di decine di agenti di polizia e di taluni magistrati della Procura di Bucarest, contemporaneamente in numerosi ashram – sedi MISA in Bucarest.

Rinviando per i dettagli alle testimonianze, si rappresenta che l’operazione è stata connotata da estrema violenza fisica nei confronti di coloro che si trovavano all’interno degli stessi ashram, da perquisizioni indiscriminati e con modalità illegali, dalla estorsione di “dichiarazioni spontanee” mediante coazione e minacce, dalla sottrazione di effetti personali e vario materiale, in assenza di ogni forma di garanzia e con la negazione agli stranieri della necessaria assistenza consolare.

Il pretesto per questa iniziativa – che è tuttora in corso di svolgimento – sembra essere costituito da accuse in tema di prostituzione e di droga (si consideri che l’ insegnamento del MISA sconsiglia persino il consumo del caffè!).


Testimonianze di alcune persone presenti negli immobili perquisiti in data 18 marzo 2004 i cui originali, la maggior parte in lingua romena, sono conservati presso la biblioteca del MISA a Bucarest in Romania.

1. Il sottoscritto Szanto Stefan Raul, con domicilio in Bistrita, Str. Imparatului Traina, bloc. 53, sc. E ap. 68, dichiaro quanto segue:
In data 18-03-2004, ore 09,00 del mattino le forze della gendarmeria accompagnate da un commissario di polizia sono entrate con la forza nell’edificio, rompendo il vetro della porta d’ingresso, senza che prima abbiano bussato o citofonato alla porta d’ingresso. Le teste di cuoio con il volto coperto e armati hanno fatto irruzione in tutte le stanze dell’immobile. Tutti coloro che erano presenti in casa sono stati intimati di chiudere i cellulari vietandogli di comunicare con l’esterno. Mi sono stati sottratti diversi effetti personali (lettore cd, cassette video, libri e agende con appunti personali).
Alla mia sollecitazione di riportare in un verbale di perquisizione tutti gli oggetti sequestrati, il commissario Dumitras Ilie ha risposto di poterlo fare solo per le cassette video trovate. Voglio aggiungere che a seguito a queste misure abusive e a causa del modo selvaggio in cui sono entrati nell’immobile distruggendo la porta d’ingresso, ho perduto la fiducia nella giustizia. Coloro che dovrebbero difendermi mi aggrediscono, violando i più elementari diritti”.

2. Perquisizione in Via Vasile Grozavu N.2, settore 5, Bucarest
La sottoscritta Mirona Maria Farcasi, domiciliata a Bucarest, Via Peleaga N.9, settore 5, C.I.RD290484, età 23 anni, dichiara quanto segue: “In data 18/03/2004 alle ore 09.00, le forze dell’ordine sono entrate nel perimetro dell’immobile sopra indicato saltando il recinto senza prima suonare alla porta, hanno rotto i vetri dell’abitato, hanno forzato la porta d’ingresso, hanno picchiato il cane che si trovava in cortile, ci hanno fatti stendere al suolo e ci hanno tenuto così per circa 15 minuti. E’ stato filmato dalle forze dell’ordine il momento in cui sono stata sbattuta a terra con la forza. Quindi ho chiesto spiegazioni sul motivo di questo trattamento duro. Il procuratore Andrea Nica e il commissario Ionut hanno affermato che non avevo voce in capitolo riguardo all’azione che stavano svolgendo ma in seguito, dopo essere stata trasferita in Procura mi è stato detto che essendo testimone dovevo rilasciare delle dichiarazioni.
Quindi ci hanno fatto firmare un processo verbale di perquisizione e le scatole in cui sono stati posti gli oggetti sequestrati pur non permettendoci di assistere alla perquisizione e alla chiusura delle scatole.
La perquisizione si è svolta in modo tale da impedirci di seguire le operazioni e di verificare cosa venisse sequestrato e per quale ragione.
In seguito a questa perquisizione risultano scomparsi beni non menzionati nel processo verbale”.

3.Perquisizione in Via Vasile Grozavu N.2, settore 5, Bucarest
La sottoscritta Dumitru Madalina, domiciliata a Costinesti, comune di Costanza, con residenza a Bucarest, Via Trompetului N.14, settore 5, identificata con C.I.KT151797 del 18/03/2004 dell’età di 17 anni dichiara quanto segue: “In data 18/03/04 alle 09.00 le forze dell’ordine sono entrate saltando il recinto, senza suonare alla porta, hanno rotto il vetro, hanno forzato la porta, hanno picchiato il cane che si trovava in cortile.
Uno dei poliziotti incappucciati mi ha colpita con un calcio al petto gettandomi a terra con la forza e trattenendomi così per 15 minuti sotto la minaccia delle armi.
Il cameraman della gendarmeria ha filmato il momento in cui sono stata colpita e sbattuta a terra. Durante la perquisizione effettuata mi è stata sequestrata la somma di 2.610.000 lei, 3 dollari, alcune monete straniere, il telefono cellulare, l’agenda telefonica, il lettore cd, libri e documenti personali. In seguito, quando sono stata trattenuta con la forza da un gruppo di gendarmi armati e trasportata alla sede della Procura vicino alla Corte d’Appello di Bucarest, il Procuratore mi ha detto che ero una testimone, senza fornirmi dettagli su cosa dovevo testimoniare. Sono stata obbligata a rilasciare dichiarazioni, in assenza di un legale pur avendone sollecitata la presenza e senza che mi venisse neppure consentito di chiamare i miei genitori.
Sono stata minacciata di percosse e costretta a scrivere una dichiarazione sotto dettatura fatta da un Procuratore che mi minacciava di trattenermi fino a quando nonla avessi firmata “.

4.Perquisizione in Via Turturica N.123, settore 5, Bucarest
La sottoscritta Dimitriu Helen Anca, domiciliata a Tecuci, in Via Elena Doamna N.32, con C.I.GL192415 dichiara: “Alle ore 09.00 del 18/03/04 un gruppo di poliziotti armati e incappucciati, è entrato con forza nell’immobile senza suonare alla porta, hanno scalato i muri e forzato le finestre, dopo essere entrati nel cortile, i poliziotti hanno iniziato a rompere le finestre e le porte , anche quelle che non erano chiuse, prima al pianterreno poi ai piani superiori.
Tutte le persone che si trovavano nell’immobile sono state condotte con la forza nel cortile, senza dar loro il tempo di vestirsi o di prendere qualche oggetto dalle stanze in cui si trovavano. Gli uomini sono stati trattenuti sotto la minaccia delle armi con le mani sulla testa, la faccia contro il muro, impedendo loro di parlare. A nessuno è stato permesso di usare il telefono cellulare e di prendere contatto con l’avvocato difensore.
Una volta arrivata, all’avvocato Matu Cristina non è stato permesso l’accesso nell’immobile (nonostante avesse l’autorizzazione, in quanto legale)durante l’operaziome..
Siamo stati trattenuti per 2 ore nel cortile, vestiti con gli indumenti con i quali siamo stati prelevati al mattino (pigiami, e indumenti intimi), tremando al freddo senza permetterci di coprirci, dopodiché siamo stati tutti ammassati in una stanza dell’immobile mentre ci filmava la polizia.
I poliziotti entrati nell’immobile hanno frugato tra tutte le cose delle stanze, dopodiché è entrato il Procuratore, accompagnato da testimoni assistenti e da alcuni civili. Affermo che nessuno si è qualificato e non mi è stato mostrato alcun documento di perquisizione. Inoltre, non mi è stato detto perchè sono stata trattenuta e i poliziotti mi intimavano spesso di tacere tenendomi continuamente sotto la minaccia delle armi. Verso le ore 12.00 mi è stato permesso di vestirmi e poi sono stata condotta fuori dall’immobile insieme agli altri, nel cortile, dopodichè siamo stati fatti salire con forza sui furgoni delle forze dell’ordine senza sapere perchè eravamo trattenuti e dove ci avrebbero portato.
Sono stata condotta insieme agli altri con la forza, alla Procura vicino alla Corte d’Appello dove sono stata sottoposta incessantemente ad una serie di domande aggressive e offensive, riguaranti la mia vita personale e sono stata obbligata a rilasciare una dichiarazione sotto dettatura di un Procuratore di cui non conosco il nome. Solo dopo aver firmato la dichiarazione mi è stato permesso di andare via.”

5.Perquisizione in Via Bonea Constantin N.26, settore 5, Bucarest
La sottoscritta Stefanescu Magda, domiciliata a Bucarest, Via Livezilor N.32, C.I.BU455189 dichiara: “In data 18/03/04 alle ore 09.00 mi trovavo all’interno dell’immobile di via Bonea Constantin N.26, quando ho sentito un rumore di vetri rotti e poi l’esclamazione “Ferma non muoverti!” Dalla porta aperta è entrato un poliziotto col volto coperto da un passamontagna che ha intimato me e a Obrajan Mihaela, puntandoci contro un’arma, di sdraiarci con il volto a terra e le mani sulla testa. Poiché non ho obbedito immediatamente mi ha dato una gomitata e ho avuto bisogno di stendermi al suolo.
Sono stata trattenuta con il volto a terra e le mani sulla testa, vicino a Obrajan Mihaela, in una delle camere dell’immobile, per circa 5 minuti sotto la minaccia delle armi, dopodiché ci è stato ordinato di alzarci in piedi ma con le mani sulla testa. Siamo state filmate durante tutto il tempo, nonostante avessi chiesto di non essere filmata poiché ero poco vestita.
Di fronte alla telecamera mi sono state richieste le mie generalità e i nominativi dei miei genitori. Poiché non ho obbedito immediatamente sono stata aggredita verbalmente, e in seguito ho subito una perquisizione personale da parte di una donna. Insieme ad altri sono stata condotta in una stanza, sotto sorveglianza dei poliziotti che ci minacciavano con delle armi e obbligavano a rimanere con le mani sulla testa.
Poi, un individuo che non si è qualificato è entrato nella stanza insieme ad altri poliziotti e ha iniziato a rivolgersi a me e agli altri, in modo molto aggressivo e volgare, intimandoci di presentare i documenti di identità.
In seguito è iniziata la perquisizione nelle altre stanze, periodo in cui io e gli altri siamo stati obbligati a rimanere con le mani dietro la schiena, sorvegliati da due poliziotti, e costretti a non guardarci e a non parlare tra di noi.
Domandando ad uno dei poliziotti perché ci trattavano in quel modo, mi ha urlato minacciandomi che se avessi ancora parlato mi avrebbe colpita.
Sono stata trattenuta insieme ad altre cinque donne in questo stato per 9 ore, periodo in cui alcune delle donne presenti, me compresa, hanno sofferto malori..
Per tutto questo tempo (circa 9 ore) l’immobile è stato perquisito e gli oggetti sono stati imballati in alcune scatole. Al termine della perquisizione, sono stata chiamata fuori dell’immobile, in cortile, e sono stata obbligata a firmare un processo verbale, il cui contenuto mi è stato letto in modo frammentario. Ho espresso il mio disaccordo col contenuto di tale dichiarazione, chiedendo di poter contattare un avvocato.
Una volta firmato il processo verbale non ne ho ricevuto alcuna copia.
Poi sono stata portata insieme alle altre nella Procura vicino alla Corte d’Appello di Bucarest, dove una persona che non si è qualificata mi ha chiesto minacciosamente di rilasciare una dichiarazione già predisposta. Ho rifiutato dicendo che non avrei firmato nulla se non in presenza del mio avvocato. Allora sono stata minacciata di passare la notte in procura, “per aver motivo di richiedere un avvocato”, e avvertita di avere buon senso altrimenti avrei avuto dei guai.
Ripetutamente e con toni sempre minacciosi hanno insistito affinché rilasciassi una dichiarazione senza assistenza di avvocato. All’una di notte, ormai allo stremo delle forze, sentendomi molto male, ho accettato di scrivere sotto dettatura dell’ispettore Florea Valerica, una “dichiarazione” rilasciata contro la mia volontà e che non corrispondeva a verità.Dopo aver firmato la dichiarazione sono stata rilasciata”.

6. Perquisizione in via Ion Campineanu, n.26, settore 1, Bucarest La sottoscritta PETRACHE NATALIA ELENA, 27 anni, domiciliata in Buzau, Quartiere Dorobanti, edificio 7B, appartamento 24, dipendente della SC EXTAZ S.R.L. in qualità di addetta alla documentazione, dichiara quanto segue:
“In data 18/03/2004, mi trovavo presso la sede della ditta per la quale lavoro e verso le ore 9 di mattina, mentre mi trovavo nella toilette, ho udito dei colpi alla porta, non sono neanche riuscita ad alzarmi dal wc e una squadra di poliziotti incappucciati e armati ha aperto bruscamente la porta del bagno, mi hanno fatto alzare dal water senza che mi fosse permesso di tirar su le mutande e con i pantaloni scesi, mi hanno condotta con la forza nella zona degli uffici. Durante questo tempo venivo filmata dal cameraman che accompagnava un procuratore. Mi hanno costretta a stendermi in terra con le mani dietro alla schiena, continuando a non permettermi di tirarmi sù le mutande e continuando a filmarmi.Di fianco a me era già steso anche l’autista della ditta Ilie Marian che era già con me in azienda.
Mi hanno chiesto il telefono cellulare, del quale mi hanno privato immediatamente e lo hanno spento.
Dopo di ciò mi hanno permesso di alzarmi da terra e di vestirmi. Alle mie molte rimostranze, l’uomo che si è presentato quale Procuratore Neagu Tomita e mi ha mostrato un mandato di perquisizione. Dopodiché senza dirmi neanche una parola su cosa cercava nella ditta, né dei fatti per cui eravamo sospettati, ha iniziato a perquisire l’immobile. L’operazione è durata dalle ore 9,00 alle ore 22,00, periodo in cui non mi è stato permesso di mangiare. Alla fine della perquisizione è stato redatto un processo verbale nel quale la sottoscritta è stata indicata come testimone, ma non mi è stato dato nemmeno un esemplare del processo verbale.
Mi sono state fatte firmare le scatole che contenevano gli oggetti requisiti dalla sede, quando queste erano già sigillate, senza che mi sia stato permesso di verificarne il loro contenuto.
Alle ore 22,00 circa io e l’autista Marian Ilie siamo stati trasportati contro la nostra volontà, con una macchina della polizia, alla Procura vicina alla corte d’appello di Bucarest.
Qui il Procuratore che ha effettuato la perquisizione mi ha detto che avrei dovuto rendere una semplice dichiarazione di testimonianza per gli oggetti sequestrati presso l’ azienda. Ma il Procuratore Dubai che mi interrogava, cercava di ottenere da me tutt’altre informazioni, che non avevano nessun legame con la perquisizione:si voleva associare il mio nome e la mia qualità di allieva yoga con diversi siti porno, produzioni video per adulti, realizzazioni di fotografie porno a scopi commerciali e rapporti sessuali col professore di yoga Gregorian Bivolaru.
Inizialmente ho rifiutato di dare una simile dichiarazione, in quanto completamente falsa. Il Procuratore Dubai mi ha minacciato di arresto.
Quando ho sollecitato la presenza del mio avvocato, mi è stato negato questo diritto. Infine sono riuscita a rendere una dichiarazione quasi conforme alla mia volontà e sono stata lasciata libera di uscire dalla Procura alle ore 2,00 circa del mattino. Finora non mi sono stati restituiti gli oggetti personali che mi sono stati sottratti durante la perquisizione.

7. Perquisizione in via Peleaga n.5, settore 5 Bucarest
La sottoscritta DIANA MIHAILESCU, dell’età di 32 anni, domiciliata a Bucarest, via Pantelimon, n.258, edificio 47, scala B, appartamento 59, Settore 2, dichiara quanto segue:
“In data 18/03/2004 intorno alle ore 9 di mattina, mi trovavo in visita da un amico in via Peleaga, n.5. Mentre eravamo in camera, ho udito delle voci forti maschili, che urlavano “a terra” e mi sono trovata di colpo con una squadra di poliziotti incappucciati e muniti di armi da fuoco, che erano entrati in casa, alcuni tra loro spaccando i vetri della camera. Sono stata perquisita. Mi hanno trovato addosso la somma di 1000€ e un telefono cellulare Nokia, con auricolare, che mi sono stati confiscati, incuranti delle mie proteste. Dopodiché sono stata portata in un’altra stanza con gli altri inquilini della casa. Ci è stata interdetta ogni possibilità di comunicazione con l’esterno, tutti i telefoni sono stati spenti. Sono stata portata alla Procura vicina alla Corte d’Appello di Bucarest, dove ho sollecitato la presenza di un avvocato.
La risposta del procuratore è stata che non era necessaria la presenza di un avvocato dato che non ero accusata di niente, dovendo rilasciare una “semplice dichiarazione”.
All’inizio ho rifiutato di rilasciare dichiarazioni in queste condizioni, alla fine ho ceduto a causa della stanchezza e dello stress al quale sono stata sottoposta. So che mi è stato violato un diritto fondamentale – il diritto di essere assistita da un avvocato – diritto che, per quanto so, viene accordato anche all’ultimo dei malviventi. Fino a questo momento non sono rientrata in possesso dei beni che mi sono stati confiscati”.

8. Perquisizione in Via Turturica N.123, settore 5, Bucarest.
Io sottoscritta Ilaria Lenci, nata il 30 settembre 1977, cittadina italiana, dichiaro che il giorno 18 marzo 2004, alle ore 9 circa, una trentina di persone armate – parte in uniforme di polizia, parte in borghese, molte con il viso coperto da passamontagna – sono entrate forzando le porte ed anche dal tetto. Hanno costretto me e gli altri occupatori delle casa – circa 20 persone- dentro due stanze, mentre perquisivano il resto dell’ immobile.Né a me, né ad altri è stato mostrato o consegnato un mandato di perquisizione. Ho fatto presente, in inglese, a quello che sembrava il coordinatore dell’ operazione che sono cittadina italiana e che desideravo avvertire le mie autorità consolari, ma non ho avuto alcuna risposta. La mia richiesta è stata tradotta in romeno da un mio compagno, ma non ha avuto nessun esito.Il comportamento degli agenti di polizia è stato estremamente violento, soprattutto nei confronti degli uomini, che sono stati spintonati e maltrattati ripetutamente. Siamo poi stati trasportati fino ad un comando di gendarmeria, dove, senza nessuna spiegazione, siamo stati trattenuti fino alle 19,30 circa.
10.Dichiarazione La sottoscritta Eva Carmen Korner, domiciliata in Lugoj, Via Ceahlaului nr.7, edificio 27, scala C, Appartamento 13, dichiara quanto segue:
la mattina del 18/03/2004, ho partecipato ai violenti avvenimenti accaduti nella casa in via Veseliei nr.64, settore 5, Bucarest. Io abito in questa casa da alcuni giorni. La mattina, alle ore 9 meno un quarto circa, ero in cucina quando un’amica, entrando ha visto un gendarme che faceva riprese in casa attraverso la finestra della cucina. Lei ha chiuso la finestra e dopo alcuni momenti, si sono udite delle urla spaventose, dei tonfi, rumori di vetri infranti e uomini che gridavano “giù”, “a terra”, “mani sulla testa”, “non muoverti che ti sparo” eccetera.
Siamo andate all’ingresso,perché pensavamo che si trattasse di un controllo della polizia. Allora ho visto, per alcuni secondi, un uomo armato, con giubbotto antiproiettile e maschera sul volto, mi ha presa brutalmente e sbattuta contro la parete, dicendomi che mi avrebbe ammazzata senza una parola. Mi ha sbattuto la testa contro l’angolo della parete e mi ha urlato di mettere le mani sulla testa e di non muovermi. Mi ha minacciata con l’arma, poi ha aperto la porta della camera accanto, dove ha scosso con forza altre ragazze, svegliandole con le armi puntate alla testa. Siamo state tenute con la faccia a terra e le mani sulla testa per alcune ore. Ci hanno preso i telefoni cellulari ed a ogni nostro minimo movimento, ci minacciavano, gridando, che ci avrebbero sparato sul posto. Passavano fra di noi, camminando con gli scarponi vicino alle nostre faccie. Non potevamo neanche respirare senza essere minacciate. Ci dicevano sempre di stare a faccia in giù, per non farci vedere quello che facevano.
Ho udito quello che il procuratore che era con i gendarmi ha detto loro “metti la siringa qui e filma” per insinuare che noi ci droghivamo. Qui dichiaro e sottolineo il fatto, che non ho mai usato droghe, né ho visto nessuno farne uso, tranne in televisione. Allo stesso modo, non ho mai praticato né pratico la prostituzione, così come siamo state accusati dalle televisioni e come sembra, siamo stati incriminati. Non mi ha obbligato nessuno, mai, a partecipare al corso di yoga né ho mai svolto alcuna attività imposta dallo stesso o da altri, al di fuori di questi poliziotti che si sono comportati con noi, come se avessero dovuto affrontare dei terribili criminali. Altrettanto, non sono mai stata forzata a stare in un determinato luogo, né ho mai visto, armi, presso nessuna attività della scuola M.I.S.A..
Continuando, tengo a precisare che le azioni da noi subite sono durate più di 12 ore, tempo durante il quale non ci è stato detto niente su quello che avevamo fatto, per meritarci un trattamento così violento e disumano. Neanche più tardi, in Procura, dove siamo stati condotti nel pomeriggio dello stesso giorno, ci è stato detto quali erano i capi di accusa. In Procura, abbiamo rilasciato dichiarazioni sulla scuola di yoga e sui motivi per cui abitavamo nella casa. Anche se ci hanno detto che non eravamo agli arresti, non avevamo la libertà di andar via in quanto sorvegliati dai poliziotti.
Dichiara e firma Eva Korner
19/03/2004

Numerosissime e ulteriori testimonianze, da parte di persone che hanno subiti gli abusi da parte degli agenti di polizia durante le operazioni sopra descritte, sono state e vengono tutt’ora raccolte. Inoltre l’associazione è in possesso di video (trasmessi dalle stesse televisioni che li hanno realizzati) che testimoniano la violenza delle irruzioni delle forze dell’ordine.

Molte altre dichiarazioni, sia di profonda stima che di protesta, rilasciate dai membri delle altre scuole, presenti in molti altri stati, che seguono gli insegnamenti della scuola romena, sono depositate presso gli archivi M.I.S.A..

Inoltre, a sostegno di quanto sopra esposto, si allegano alcune delle numerose dichiarazioni di stima e di integrità del M.I.S.A. e del maestro Bivolaru, rese da cittadini italiani che hanno avuto modo di conoscerne le attività e di condividerne le iniziative attraverso la corrispondente scuola di yoga operante in Italia.

Si richiede l’ interessamento fattivo ed urgente di codesta Associazione per la cessazione della persecuzione in atto, con ogni iniziativa che possa essere presa per affermare la difesa dei fondamentali diritti di quanti sono fatti oggetto di misure illegali, inumane e discriminatorie. Si chiede, in particolare, di operare sul governo romeno perché si conformi agli obblighi di tutela dei diritti umani.

21 marzo 2004.

Il Presidente del MISA
Nicolae Catrina

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